mi è sempre piaciuto osservare i vari prima e dopo nelle pubblicazioni, solo che io colta dall'ispirazione mi buttavo a capofitto dimenticando di fare una foto al lavoro prima di iniziarlo... questa volta non ci so cascata... e le ho fatte prima e dopo... ecco i sette nani per mia zia:
Biancaneve prima e dopo:












ecco i particolari






Rousseau sosteneva che l'uomo nasce buono, intendendo per “buono” che è dotato di istinti positivi, ma che in seguito l’uomo, venendo a contatto con la società, si corrompe, e allora ecco il bisogno dell’educazione, di una educazione che faccia da tutela e prevenzione. Quindi, traducendo queste parole, nella vita reale, si diventa cattivi per delle esperienze di vita,di educazione, per delle scelte compiute… Ma per “diventa” si intende che la cattiveria è dentro di noi e viene semplicemente tirata fuori, perchè in ognuno di noi esiste una parte buona-luce e una parte cattiva - ombra? o la cattiveria al contrario è all’esterno, come il bene, e l’uomo, neutro, si plasma e modella a seconda delle situazioni? Forse la cattiveria è semplice egoismo, istinto di sopravvivenza che spesso non riesce ad essere controllato e rischia di degenerare…
È molto difficile parlare e trovare una definizione di cattiveria che più convince … Secondo Voltaire la natura umana è cattiva... quindi l'uomo nasce cattivo.. per Livingstone: L'uomo nasce bambino e, osservando bene, nel bambino di tenera età possono già scorgersi dei comportamenti innati che non sono la cattiveria, ma che forse possono leggersi in questa ottica come quei mezzi che, se affinati e coltivati negli anni (quindi qui tutto il discorso della famiglia, dell'ambiente, della società,etc.), possono rivelarsi i veri e propri presupposti di una cattiveria susseguente. Esiste già alla nascita quindi, un comportamento che ha il potenziale di diventare cattiveria, forse una protocattiveria. Il riferimento qui è rivolto all'affinamento di certi 'utensili' che il bambino ha a disposizione: uno strillo, un sorriso, un sospiro, un'espressione, e poi via via, crescendo, una smorfia, una moina, una espressione, il tono della voce ed altri ancora. Sara` poi tutto l'ambiente che lo circonda a determinare in un modo o in un'altro come questi 'utensili', una volta compresa la loro completa forza, possono essere messi al servizio della propria persona o meno. I mezzi per essere cattivi quindi, a mio parere, sono innati, mentre la cattiveria vera e propria si acquisisce o meglio, si puo` dipanare da questi semi iniziali, durante la crescita. Personalmente preferisco la seguente definizione, non conosco l’autore ma mi soddisfa:
I concetti di bene e male, buono e cattivo: sono concetti acquisiti e soprattutto sono molto relativi. Acquisiti perchè si generano quando l'essere vivente comincia ad avere i primi contatti col mondo. Un animale riterrà buono ciò che gli fa piacere, cattivo ciò che gli fa male. Una leonessa uccide un antilope: per le altre antilopi la leonessa è cattiva, per i suoi cuccioli la leonessa è buona perchè procura loro il cibo, per l'etologo la leonessa è la leonessa, per un bambino che guarda il documentario sulle antilopi la leonessa è cattiva, il bambino che guarda il documentario sui leoni tiferà per la leonessa.
E noi umani adulti? Prendiamo per esempio qualche cosa di contemporaneo. Pacifisti e guerra. Secondo me il pacifismo è buono e la guerra è cattiva. Fino a pochi anni fa la maggioranza della gente condivideva le mie idee su pace e guerra. Adesso no: spesso i pacifisti vengono messi in cattiva luce, presentati a volte come la parte cattiva della società; contemporaneamente la guerra viene rivalutata e considerata "buona".
L’ostruzione di un’arteria ad opera di un trombo, un embolo, uno spasmo prolungato o fenomeni infiammatori e infettivi, determina una drastica riduzione dell’apporto di ossigeno, che, se protratta, porta a morte le cellule. Il processo irreversibile viene chiamato infarto (da “infarcire“) a causa dell’edema e di altre modificazioni che si verificano in seguito. E, più a monte si verifica l’ostruzione arteriosa, più grave ed esteso è l’infarto.
Può essere interessato qualsiasi distretto (infarto intestinale, renale, cerebrale, muscolare) e a secondo la sede, anche la manifestazione sarà molto diversa. Nel linguaggio comune l’infarto per antonomasia è quello del MIOCARDIO, a ragione il più temuto, in quanto una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati.
La notizia. Uno studio italiano indica che metà dei pazienti che hanno avuto infarto del miocardio e che sono in cura con terapia riabilitativa cardiovascolare incorrono spesso in disturbi come ansia e depressione. Lo studio, frutto della collaborazione tra l’Università di Bologna, l’Ospedale Bellaria di Bologna e l’Università di Padova, è stato pubblicato sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics.
Approfondimento. Persone che sono depresse e che hanno malattia cardiovascolare hanno un rischio di morte maggiore di 3,5 volte rispetto ai soggetti con malattia cardiovascolare, ma non depressi. Una terapia cognitiva comportamentale è il trattamento psicologico d’elezione. Qualora ce ne fosse bisogno posso essere impiegati i farmaci antidepressivi SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) per l'assenza di effetti indesiderati a livello cardiaco. L'associazione della terapia comportamentale cognitiva con la terapia farmacologica con farmaci antidepressivi rappresenta nella maggioranza dei pazienti depressi con malattia cardiovascolare il trattamento più efficace.
La ricerca. Per questo studio sono stati presi in considerazione 61 pazienti che avevano avuto infarto al miocardio e che per questo erano sottoposti a programmi di riabilitazione cardiovascolare: assistenza psicologica, modifiche degli stili di vita e trattamento farmacologico. I pazienti sono stati sottoposti a test psicologici per metterne in evidenza gli eventuali disturbi del tono dell’umore. I risultati hanno evidenziato che il 20 per cento dei pazienti presentava segni di depressione, mentre un altro 30 per cento aveva un atteggiamento irritabile.
Commenti. “I risultati indicano chiaramente”affermano i ricercatori, “che metà dei pazienti sottoposti a riabilitazione cardiovascolare presenta sintomi di disturbi psicologici”. Questo evidenzia le implicazioni psicosociali da tenere in considerazione nella cura di questi pazienti.
Bibliografia. Ravanelli C, Roncuzzi R, Finos L et al. Psychological assesment in cardiac rehabilitation. Psychotherapy and Psychosomatics 2003;72:343-9.
Circa il 65% dei pazienti con infarto miocardico acuto presentano sintomi depressivi.
Grave depressione è presente nel 15-22% di questi pazienti.
La depressione è un fattore di rischio indipendente nello sviluppo di malattia cardiovascolare e nella mortalità per questa causa, anche in soggetti sani.
Persone che sono depresse e che hanno malattia cardiovascolare hanno un rischio di morte maggiore di 3,5 volte rispetto ai soggetti con malattia cardiovascolare, ma non depressi.
può sembrare sciocco, ma per evadere dal dolore e dal vuoto causato dall'assenza di Lunami sono buttata a capofitto in 1000 lavoretti fai da te.. country painting, giadinaggio, restauro mobili, ristrutturazione casa...etc...presto pubblicherò le mie opere!!!!
Che altro? considerazioni non ne ho, sento ancora la mancanza di luna.. da domani si inizia una nuova esperienza e... "speriamo io me la cavo"....
Aforisma del giorno:
Ci vogliono sia il sole che la pioggia per fare l'arcobaleno... M. Twain.